Lo sfiòco di luce
avvisa della pausa.
In un'arena estiva
sbilenca come questa
neanche dei popcorn,
la Bomboniera,
una cocacola, macché:
niente.
Si sgranocchia afa
e le ultime immagini
prima del secondo tempo.
Siamo in tre
-forse- quattro
contando l'addetto al proiettore.
Fissiamo ostinati il telo bianco
impettiti dall'imbarazzo
e dalla solitudine,
dalle sedie scomode
chiese in prestito alla cena del partito.
Le ultime immagini ricapitolate
come un numero di telefono importante
(ha carta e penna? No.)
per non perdere il filo della trama.
All'interno del cortile
ci scortichiamo
le punture di zanzara,
solleviamo con perizia i veli
di abbronzatura,
anatomo patologi delle migliori giornate
di sole sbriciolate tra le dita,
memorizzate sotto i polpastrelli,
già sbiadite dalla pragmatica ottusità
degli errori che si fanno solo quando
l'autunno si annuncia e ci invade
l'illusione che far provviste
non ingolferà le macchine al mattino:
che spianerà i tremori dei primi freddi.
E a te seduta in terza fila,
che respiri forte e impaziente,
magari proporrei tutt'altro.
Direi che 'sto film è una condanna,
un malanno intermittente
una macchia di luce e ombra gettata
con poca cura contro i muri
e vorrei dirti che
c'è ben altro
anche a pochi metri da qui
ci sono scalini un po' più freschi
dove raccogliere le gambe
e scoprire le ginocchia
e poggiarsi le teste sulle spalle
come se niente fosse come se niente poi
davvero ci preoccupasse
dietro le persiane del primo piano
sui tetti dei palazzi uggiolanti umidità,
niente come sembra niente come
riusciresti a immaginare;
ma la luce si spegne con un tonfo
dell'occhio che
si riabitua al buio
il secondo tempo
le ultime immagini ancora.
Monday, August 24, 2009
Wednesday, August 19, 2009
Poesiola piccoletta
Davanti alla mia casa
c'è un porto.
Al porto io ci vado
che ancora non è giorno
attratto da un richiamo
che
più o meno fa così:
mojado en ti
mojado en ti
Al porto io ci arrivo
con tutto il necessario.
Caffé per l'esplosione
dell'alba sulle guance
e un tubo di stelle filanti
in cui ti impiglierai
felice.
Così
prima o poi
tu mi catturerai.
c'è un porto.
Al porto io ci vado
che ancora non è giorno
attratto da un richiamo
che
più o meno fa così:
mojado en ti
mojado en ti
Al porto io ci arrivo
con tutto il necessario.
Caffé per l'esplosione
dell'alba sulle guance
e un tubo di stelle filanti
in cui ti impiglierai
felice.
Così
prima o poi
tu mi catturerai.
Nientedacapire
E non c'è niente
da capire
diceva quello lì
che è una frase
abbastanza desolante
fa un rumore
-ne avesse uno-
di pallina che rotola
giù
tra le pinne
di un flipper;
un gesto
-ne avesse uno-
di mani in tasca
pugni chiusi
(gesù, che canzone)
un gesto
di voltarsi
e camminare
coi passi
pesanti il triplo
tipo sabbie mobili
e nelle tasche
un chilo di spiccioli
(oltre ai pugni chiusi
ché fan volume).
Ora, io dico,
non c'è niente da capire:
col cazzo
te ora mi spieghi
mi dici
i perché
i percome
i forse
i chissà
mi racconti tutte
le stronzate
che ti sei raccontata
ma tutte tutte
e pure quelle
che hai raccontato a me
ché la donna
c'ha un concetto
di stronzata
assai indulgente
perché c'ha l'istinto:
io c'ho l'intuizione
invece.
"Uno pari"
si potrebbe pensare
- col cazzo
(e due).
C'è da capire
c'è sempre da capire.
Spiega
ora mi racconti tutto
ne hai di arretrati
(anni)
mi metto comodo
guarda
neanche ti interrompo
mi mordo la lingua
mi torturo
le punte delle dita
mi gratto la testa
parla e spiega.
Sono uno
che se gli spieghi
poi si sente meglio
poi non conti più
diventi una cosa
minore.
Un sufflè che si sgonfia.
Un post-it che
si scolla.
Anzi guarda
-appunto-
ci ho ripensato:
facciamo che
basta.
No, sul serio
lascia stare
non è vero
che non c'è niente
da capire,
ma lascia stare
è uguale
cioè non è uguale,
ma non importa
più.
da capire
diceva quello lì
che è una frase
abbastanza desolante
fa un rumore
-ne avesse uno-
di pallina che rotola
giù
tra le pinne
di un flipper;
un gesto
-ne avesse uno-
di mani in tasca
pugni chiusi
(gesù, che canzone)
un gesto
di voltarsi
e camminare
coi passi
pesanti il triplo
tipo sabbie mobili
e nelle tasche
un chilo di spiccioli
(oltre ai pugni chiusi
ché fan volume).
Ora, io dico,
non c'è niente da capire:
col cazzo
te ora mi spieghi
mi dici
i perché
i percome
i forse
i chissà
mi racconti tutte
le stronzate
che ti sei raccontata
ma tutte tutte
e pure quelle
che hai raccontato a me
ché la donna
c'ha un concetto
di stronzata
assai indulgente
perché c'ha l'istinto:
io c'ho l'intuizione
invece.
"Uno pari"
si potrebbe pensare
- col cazzo
(e due).
C'è da capire
c'è sempre da capire.
Spiega
ora mi racconti tutto
ne hai di arretrati
(anni)
mi metto comodo
guarda
neanche ti interrompo
mi mordo la lingua
mi torturo
le punte delle dita
mi gratto la testa
parla e spiega.
Sono uno
che se gli spieghi
poi si sente meglio
poi non conti più
diventi una cosa
minore.
Un sufflè che si sgonfia.
Un post-it che
si scolla.
Anzi guarda
-appunto-
ci ho ripensato:
facciamo che
basta.
No, sul serio
lascia stare
non è vero
che non c'è niente
da capire,
ma lascia stare
è uguale
cioè non è uguale,
ma non importa
più.
Wednesday, August 12, 2009
Push Player Two
Son problemi.
Il nemico dell'ultimo
quadro
richiede una sequenza di mosse
che non ricordo
e
non riesco neanche
ad avere incubi convincenti:
li smaschero
come fossero
bambini insistenti
la notte di Halloween
gli do un dolcetto
e sorridendo
li lascio al
prossimo campanello.
Niente scherzetto
niente scherzi
mani in vista
poggia le armi
e falle scivolare
lungo il pavimento
bravo, così
ora girati
e cammina
molto lentamente
fottutissimo nemico
dell'ultimo quadro
dammi tutte le monete
pure i bonus
bravo
con calma
aprimi il livello segreto
e lasciami lì
coi superpoteri
l'invulnerabilità
e tutto il resto.
Push player two
if you want
to join.
(darlin')
Il nemico dell'ultimo
quadro
richiede una sequenza di mosse
che non ricordo
e
non riesco neanche
ad avere incubi convincenti:
li smaschero
come fossero
bambini insistenti
la notte di Halloween
gli do un dolcetto
e sorridendo
li lascio al
prossimo campanello.
Niente scherzetto
niente scherzi
mani in vista
poggia le armi
e falle scivolare
lungo il pavimento
bravo, così
ora girati
e cammina
molto lentamente
fottutissimo nemico
dell'ultimo quadro
dammi tutte le monete
pure i bonus
bravo
con calma
aprimi il livello segreto
e lasciami lì
coi superpoteri
l'invulnerabilità
e tutto il resto.
Push player two
if you want
to join.
(darlin')
Una a Una
faccio la conta
delle luci
lasciate accese
le spengo
una
a
una
rabbuio
spuntando
insieme
le parole
scurisco
enigmisticamente
le lettere
con la penna
poi
scompaiono
anche le frasi
una
a
una
ti sto
evitando tutto
persino
ciò che è
evidente
scarnifico
insenature
e lascio
che il mare
ne prenda
il posto
per farti
fuggire
sicura
nottetempo
sicura
col favore
delle luci che spengo
una
a
una
finché
non resta
uno sciabordio
che oscilla
insieme
alla mia mano
che oscilla
delle luci
lasciate accese
le spengo
una
a
una
rabbuio
spuntando
insieme
le parole
scurisco
enigmisticamente
le lettere
con la penna
poi
scompaiono
anche le frasi
una
a
una
ti sto
evitando tutto
persino
ciò che è
evidente
scarnifico
insenature
e lascio
che il mare
ne prenda
il posto
per farti
fuggire
sicura
nottetempo
sicura
col favore
delle luci che spengo
una
a
una
finché
non resta
uno sciabordio
che oscilla
insieme
alla mia mano
che oscilla
Sunday, August 09, 2009
Homeblues
A casa tornerò
(oh-oh)
in tempo per
la replica
straordinaria
del tuo
sensuale
casalingo
ondeggiare
che arrotonda
(ah-ah)
gli spigoli
di ogni mobile
al solo
lambirli
(ih-ih)
la lista
disegnata
della spesa,
il caos
lungimirante
dei miei sbagli
diventati ormai
tema principale
argomento fondamentale
(eh-eh)
di tutte le nostre
risate a squarciagola;
e tremano i quadri
farneticano
le lancette
il tempo sarà un fremito
di cui riportare
le oscillazioni:
il canto del cigno
di tutte le preoccupazioni.
E quando mi vedrai
penzolare
dall'oleandro
al baobab
mi dirai
le mani sui fianchi
i fianchi che
arrotondano gli spigoli
mi dirai
fingendoti spazientita
- vieni giù!
e io
(uh-uh)
- Evvieni a prendermi tu.
(uh-uh)
(oh-oh)
in tempo per
la replica
straordinaria
del tuo
sensuale
casalingo
ondeggiare
che arrotonda
(ah-ah)
gli spigoli
di ogni mobile
al solo
lambirli
(ih-ih)
la lista
disegnata
della spesa,
il caos
lungimirante
dei miei sbagli
diventati ormai
tema principale
argomento fondamentale
(eh-eh)
di tutte le nostre
risate a squarciagola;
e tremano i quadri
farneticano
le lancette
il tempo sarà un fremito
di cui riportare
le oscillazioni:
il canto del cigno
di tutte le preoccupazioni.
E quando mi vedrai
penzolare
dall'oleandro
al baobab
mi dirai
le mani sui fianchi
i fianchi che
arrotondano gli spigoli
mi dirai
fingendoti spazientita
- vieni giù!
e io
(uh-uh)
- Evvieni a prendermi tu.
(uh-uh)
Proporzioni
Son bravo
a misurarmi
allungato
da uno specchio
stazzonato
dall'estate
che trasuda
dai muri delle
mille case
di cui
disegno i corridoi.
Son bravo a
fare
i pensieri prospettici
che ti mettono
al sicuro
eppure mi tengono
all'oscuro
Per dire:
isometricamente
parlando
tu sei uguale,
per questo
non c'è
punto di fuga che tenga
non c'è
giustificazione
ottica
che assecondi
il volume
dei miei 'no'.
E un po' così
un po' qui un po' lì
l'estate si asciuga
sulla schiena;
a riva il cadavere
di tutte le urla
inghiottite
in reverse,
in alto il coraggio
mancato
appeso a un -mio- sorriso
cretino
che fa confusione
tintinnando
insieme agli spicci
nel taschino.
a misurarmi
allungato
da uno specchio
stazzonato
dall'estate
che trasuda
dai muri delle
mille case
di cui
disegno i corridoi.
Son bravo a
fare
i pensieri prospettici
che ti mettono
al sicuro
eppure mi tengono
all'oscuro
Per dire:
isometricamente
parlando
tu sei uguale,
per questo
non c'è
punto di fuga che tenga
non c'è
giustificazione
ottica
che assecondi
il volume
dei miei 'no'.
E un po' così
un po' qui un po' lì
l'estate si asciuga
sulla schiena;
a riva il cadavere
di tutte le urla
inghiottite
in reverse,
in alto il coraggio
mancato
appeso a un -mio- sorriso
cretino
che fa confusione
tintinnando
insieme agli spicci
nel taschino.
Monday, August 03, 2009
Interferenza
Malinconia torrenziale
aspettando
dietro il vetro
della finestra
il prossimo decollo
la pista vuota
la torre di controllo
produce
interferenze
scariche di
nostalgia
acuta
e
stridente
Le mani
illustrano
il concetto
poggiandosi
pudiche contro
il mobile
Raddoppiano
gli assalti
al tuo bel viso
inviano i
rinforzi
e l'accerchiamento
è completo
ma intanto
il disturbo
che mi son preso
è finito
e come un'interferenza
rettificata
mi sintonizzo
sul prossimo decollo
sgombro il campo
sgocciola
la malinconia
torrenziale
e non rimane niente
se non
un debole odore
assorbito dal mio.
aspettando
dietro il vetro
della finestra
il prossimo decollo
la pista vuota
la torre di controllo
produce
interferenze
scariche di
nostalgia
acuta
e
stridente
Le mani
illustrano
il concetto
poggiandosi
pudiche contro
il mobile
Raddoppiano
gli assalti
al tuo bel viso
inviano i
rinforzi
e l'accerchiamento
è completo
ma intanto
il disturbo
che mi son preso
è finito
e come un'interferenza
rettificata
mi sintonizzo
sul prossimo decollo
sgombro il campo
sgocciola
la malinconia
torrenziale
e non rimane niente
se non
un debole odore
assorbito dal mio.
Saturday, August 01, 2009
Cartografia2
E non portarmi
a casa
voglio arrivare alla sera
col sudore
che scurisce
i capelli sulle tempie
che surriscalda
ogni singolo
grano di ghiaia.
Disseminami
di indizi
su come
smettere
di mancare
ogni appuntamento
ogni riferimento.
Altera
i tracciati
salta sul posto
e amplifica
il segnale
ché io mi svegli
ché io mi avvicini
confuso di letto
a quello che trema.
Seguimi
per i corridoi
nelle pause
agli Autogrill
riempimi le braccia
di pacchi di biscotti
i Tuc
le caramelle
i settimanali
facciamo una scorta
da gettare sui
sedili posteriori
Quanto manca?
quanto manca.
Quanto. Manca.
Mi guarderai ancora
(mi guarderesti ancora)
così
mentre guido
quando avremo mille anni
e le automobili
si guideranno da sé
e noi non ci rimarrà
altro
che farci spettinare
fuori dal finestrino
a centodieci (più o meno)
in autostrada?
Mi guarderai (mi guarderesti)
ancora così?
Ché quando mi guardi
io mi sento
perso ma con la cartina,
la mappa:
perso ma
con cognizione di causa.
Oh capitan'
c'è un uomo in mezzo al mare
Oh capitan'
venitelo a salvare
hallo, hallo, sì sì vi spiegherò
datemi ascolto per favor.
a casa
voglio arrivare alla sera
col sudore
che scurisce
i capelli sulle tempie
che surriscalda
ogni singolo
grano di ghiaia.
Disseminami
di indizi
su come
smettere
di mancare
ogni appuntamento
ogni riferimento.
Altera
i tracciati
salta sul posto
e amplifica
il segnale
ché io mi svegli
ché io mi avvicini
confuso di letto
a quello che trema.
Seguimi
per i corridoi
nelle pause
agli Autogrill
riempimi le braccia
di pacchi di biscotti
i Tuc
le caramelle
i settimanali
facciamo una scorta
da gettare sui
sedili posteriori
Quanto manca?
quanto manca.
Quanto. Manca.
Mi guarderai ancora
(mi guarderesti ancora)
così
mentre guido
quando avremo mille anni
e le automobili
si guideranno da sé
e noi non ci rimarrà
altro
che farci spettinare
fuori dal finestrino
a centodieci (più o meno)
in autostrada?
Mi guarderai (mi guarderesti)
ancora così?
Ché quando mi guardi
io mi sento
perso ma con la cartina,
la mappa:
perso ma
con cognizione di causa.
Oh capitan'
c'è un uomo in mezzo al mare
Oh capitan'
venitelo a salvare
hallo, hallo, sì sì vi spiegherò
datemi ascolto per favor.
Tuesday, July 28, 2009
Affondalaflotta
F7
Niente
L5
Acqua
B2
Ancora nulla
D3
col cavolo
- Bari.
Non c'è. Di' una che
c'è.
- No, bari proprio
non è possibile.
Guarda che
se io voglio,
chiedi in giro
vai per tornei
di Battaglia Navale,
se io voglio
te non mi trovi
più.
H9
Vedi?
Niente.
- Non è possibile.
E ti dico di sì.
- Le hai messe
in diagonale.
No, no.
F8
Ah ecco
ora ripassi accanto
e ripassa
pure
non è che
mi metto
un passo
più in là
io proprio
sfuggo pure ai sonar
c'ho l'antisonar
il Metox
hai voglia
mi puoi pure
mandare i delfini
niente
tornano
con un cestino
di pescetti
e l'aria
da collaborazionisti.
Niente.
- Non è possibile
E tu prova
C10
Vedi?
Sai
se io non voglio
più
quando mi becchi?
L'anno del mai e
il giorno del poi.
Niente
L5
Acqua
B2
Ancora nulla
D3
col cavolo
- Bari.
Non c'è. Di' una che
c'è.
- No, bari proprio
non è possibile.
Guarda che
se io voglio,
chiedi in giro
vai per tornei
di Battaglia Navale,
se io voglio
te non mi trovi
più.
H9
Vedi?
Niente.
- Non è possibile.
E ti dico di sì.
- Le hai messe
in diagonale.
No, no.
F8
Ah ecco
ora ripassi accanto
e ripassa
pure
non è che
mi metto
un passo
più in là
io proprio
sfuggo pure ai sonar
c'ho l'antisonar
il Metox
hai voglia
mi puoi pure
mandare i delfini
niente
tornano
con un cestino
di pescetti
e l'aria
da collaborazionisti.
Niente.
- Non è possibile
E tu prova
C10
Vedi?
Sai
se io non voglio
più
quando mi becchi?
L'anno del mai e
il giorno del poi.
Dalla sera alla mattina
Ché a me
le poesie
della notte
mi vengono
la mattina.
E' una cosa strana
mi rendo conto
una cosa che
mi ci vogliono
tre caffè
per ribaltare le prime
parole del giorno
farle stare
in piedi da sé.
Così mi sveglio
che mi sento
già un po' in ritardo
recupererò
scantonando
lungo il corridoio.
E quando mi osservo
mi faccio
i complimenti
per aver resistito
al massacro
della lista
di quel che mi manca
addensata come nebbia
all'altezza delle ginocchia.
Un paio di smorfie
l'occhio che indaga
clinico
"lo stiamo perdendo"
mi dice ridendo lo specchio
e io gli rispondo
"Buonanotte al secchio".
le poesie
della notte
mi vengono
la mattina.
E' una cosa strana
mi rendo conto
una cosa che
mi ci vogliono
tre caffè
per ribaltare le prime
parole del giorno
farle stare
in piedi da sé.
Così mi sveglio
che mi sento
già un po' in ritardo
recupererò
scantonando
lungo il corridoio.
E quando mi osservo
mi faccio
i complimenti
per aver resistito
al massacro
della lista
di quel che mi manca
addensata come nebbia
all'altezza delle ginocchia.
Un paio di smorfie
l'occhio che indaga
clinico
"lo stiamo perdendo"
mi dice ridendo lo specchio
e io gli rispondo
"Buonanotte al secchio".
Friday, July 24, 2009
Stai
Le braccia lungo
il corpo
il corpo
lungo.
Lungo
il fiume
le gambe
ferme
parallele:
stai composto
stai pronto
stai calmo
stai.
Le mani lungo
i fianchi
le dita lunghe
tra le
dita
lungo
il pozzo
dei pensieri.
Sopra il tavolo
sotto il tavolo:
se ci sei
batti un colpo
dove vai
quando arrivi
fai uno squillo
ché ti senta
ché lo sappia
poi mi scordi.
Le braccia lungo
il corpo
che non hai
le gambe
a guado
lungo il fiume
sponda
a sponda
le dita
chiuse a ciotola:
il pozzo dei pensieri.
Sopra il cielo
sotto il cielo
batti un colpo
spiazza il tempo
quando arrivi
fa' uno squillo
ché io sappia
che sarai
solo un suono
che si è perso
batti un colpo
e poi niente.
Stai composto.
Stai pronto.
Stai.
Stai composto
Stai pronto.
Stai.
il corpo
il corpo
lungo.
Lungo
il fiume
le gambe
ferme
parallele:
stai composto
stai pronto
stai calmo
stai.
Le mani lungo
i fianchi
le dita lunghe
tra le
dita
lungo
il pozzo
dei pensieri.
Sopra il tavolo
sotto il tavolo:
se ci sei
batti un colpo
dove vai
quando arrivi
fai uno squillo
ché ti senta
ché lo sappia
poi mi scordi.
Le braccia lungo
il corpo
che non hai
le gambe
a guado
lungo il fiume
sponda
a sponda
le dita
chiuse a ciotola:
il pozzo dei pensieri.
Sopra il cielo
sotto il cielo
batti un colpo
spiazza il tempo
quando arrivi
fa' uno squillo
ché io sappia
che sarai
solo un suono
che si è perso
batti un colpo
e poi niente.
Stai composto.
Stai pronto.
Stai.
Stai composto
Stai pronto.
Stai.
Thursday, July 23, 2009
L'ultima mano (con la rivincita)
Sparecchio.
Le briciole che mi fanno
il palmo della mano
a grattugia.
S'è a quel punto
in cui
pure un bicchierino
d'amaro
è lo stargate
della filosofia spicciola.
E le sigarette
paiono accendersi al ralenti
come nei films
quelli vecchi
ché si fumava in un altro modo
tipo Marcello:
la prima come dopo una stecca intera.
O tipo Gian Maria,
come fosse una firma
da mettere senza perder tempo
ma con lo svolazzo
finale.
Insomma
siamo al dopocena
e nessuno parla
nonostante l'amaro
ognuno s'è incastrato
in certi pensieracci scomodi
peggio delle sedie
che c'ho in cucina
e a me
mi fa un po' tenerezza
e un po' dispiacere
che siamo tutti così
incartati all'ultima mano.
Pure se poi
ci si concede la rivincita
e poi 'la bella'
mi dispiace:
mi fa malinconia.
Allora piglio un foglio
ci scrivo una cosa su
un paio di parole
e poi lo passo
in senso orario
lo faccio girare
il foglio e una penna
e ognuno si
stropiccia la
parte bassa della fronte
qualcuno
si mette composto
come a scuola,
concentrato,
roba di secondi
però concentràti.
Il foglio torna a me
e ci faccio una palla
accartocciandolo
lo presso per benino
aerodinamico
spalanco la finestra
e lo tiro di sotto
in un silenzioso
applauso di accomodamenti
sulle sedie
e mani che lisciano
i pantaloni.
"Oh, 'sto amaro
comunque
a berlo
pare che
ti ingoi i rimorsi
del diavolo
pare."
Mi dicono.
Le briciole che mi fanno
il palmo della mano
a grattugia.
S'è a quel punto
in cui
pure un bicchierino
d'amaro
è lo stargate
della filosofia spicciola.
E le sigarette
paiono accendersi al ralenti
come nei films
quelli vecchi
ché si fumava in un altro modo
tipo Marcello:
la prima come dopo una stecca intera.
O tipo Gian Maria,
come fosse una firma
da mettere senza perder tempo
ma con lo svolazzo
finale.
Insomma
siamo al dopocena
e nessuno parla
nonostante l'amaro
ognuno s'è incastrato
in certi pensieracci scomodi
peggio delle sedie
che c'ho in cucina
e a me
mi fa un po' tenerezza
e un po' dispiacere
che siamo tutti così
incartati all'ultima mano.
Pure se poi
ci si concede la rivincita
e poi 'la bella'
mi dispiace:
mi fa malinconia.
Allora piglio un foglio
ci scrivo una cosa su
un paio di parole
e poi lo passo
in senso orario
lo faccio girare
il foglio e una penna
e ognuno si
stropiccia la
parte bassa della fronte
qualcuno
si mette composto
come a scuola,
concentrato,
roba di secondi
però concentràti.
Il foglio torna a me
e ci faccio una palla
accartocciandolo
lo presso per benino
aerodinamico
spalanco la finestra
e lo tiro di sotto
in un silenzioso
applauso di accomodamenti
sulle sedie
e mani che lisciano
i pantaloni.
"Oh, 'sto amaro
comunque
a berlo
pare che
ti ingoi i rimorsi
del diavolo
pare."
Mi dicono.
Monday, July 20, 2009
Chi semina brezza
Chi semina vento
raccoglie tempesta
chi semina brezza
raccoglie aquiloni
e il tempo
gli soffoca i polsi
a furia di indovinare
i corridoi delle correnti:
di far danzare in aria
i buoni propositi
gonfi d'aria giocosa
e di speranze
asciugate tra i denti.
Chi va con lo zoppo
inclina lo sguardo
e la prospettiva, poi
è solo un ricordo
di quando lasciarsi
osservare
era un modo
di farsi trovare
all'incrocio di tutte
le strade
di tutte le attese
di tutte le cose
che smettevano di traballare.
Uno spessore
sotto la lingua
come sotto
al tavolo da pareggiare
le parole che salgono
fino agli occhi
e poi più su
girano in circolo
fuori controllo
scantonano
caracollano
e tornano
a posarsi calme
sulla lingua
per dire:
niente.
Che mai vuoi dire
davanti a un aquilone
che scompare
davanti a
un desiderio che
appare?
raccoglie tempesta
chi semina brezza
raccoglie aquiloni
e il tempo
gli soffoca i polsi
a furia di indovinare
i corridoi delle correnti:
di far danzare in aria
i buoni propositi
gonfi d'aria giocosa
e di speranze
asciugate tra i denti.
Chi va con lo zoppo
inclina lo sguardo
e la prospettiva, poi
è solo un ricordo
di quando lasciarsi
osservare
era un modo
di farsi trovare
all'incrocio di tutte
le strade
di tutte le attese
di tutte le cose
che smettevano di traballare.
Uno spessore
sotto la lingua
come sotto
al tavolo da pareggiare
le parole che salgono
fino agli occhi
e poi più su
girano in circolo
fuori controllo
scantonano
caracollano
e tornano
a posarsi calme
sulla lingua
per dire:
niente.
Che mai vuoi dire
davanti a un aquilone
che scompare
davanti a
un desiderio che
appare?
Tuesday, July 14, 2009
Un po' meglio di così
Mi chiederai
proprio quando avrò
decodificato
la progressione
geometrica
del tuo vestito
a quadri
rossi
mi chiederai
del perché
in certi punti
smetto di camminare
mi chiederai
"Che succede?"
e io sentirò le parole
risucchiate
come dall'interno
del desiderio
e mi servirà un attimo
per risponderti
infatti ti dirò:
"Scusa, mi serve un
attimo".
Pure questo imparerai:
io mi scuso sempre
è un fatto di grazia
nello stare al mondo.
Mi dirai:
"Occhei, fai pure".
Io rimetterò insieme
le cose
dietro agli occhi
e me le sistemerò
sulle spalle
e allora ti spiegherò.
E poi mi chiederai
delle lacrime
controvento
e io ti dirò:
è l'unico pianto
che mi riesce
di tollerare con
dignità
ché i maschietti
non piangono mai
e se ti hanno detto
il contrario
miacara
ti hanno rifilato una cazzata
-sonòra, se mi permetti.
Poi mi chiederai
che cosa ho fatto
tutto questo tempo
e io non troverò
di meglio che
annusarti il collo
e dirti:
"Scusami, sai,
io faccio delle cose
ogni tanto
che non capisco
'manco io bene
perché
ma mi sembrano utili
ai fini -diciamo-
di una specie
di compensazione
tipo sott'acqua
ché mi pare
di dover decomprimere
altrimenti
mi gioco i polmoni
mi gioco.
E poi mi chiederai
un sacco di cose
e alla fine
stremata
-giustamente-
dalla mia
logorroica
maniacale
riservatezza
ti farai una risata
che sarà
come tu stessi unendo
i quadretti
rossi
del vestito
rosso
con la bic
e mi dirai:
"Senti, sei strano
ma proprio un sacco"
e io
"Eh."
"Ma c'è una cosa
che non capisco
-mi dirai-
perché sei qui?"
Eh.
Ti dirò.
Hai presente quando
torni tardi
e sei a dieci, nove
otto, sette...
vabè, insomma:
stai per arrivare
al cancello
magari c'hai già
le chiavi in mano
e tutto quello che
vuoi
è tornare
a casa.
Tornare per poi
uscire,
ma dopo
con calma.
"Eh."
mi dirai.
Per questo
sono qui.
Ti dirò.
Per quello,
credo.
Poi
Ti dirò.
Magari un po' meglio
di così
ti dirò.
proprio quando avrò
decodificato
la progressione
geometrica
del tuo vestito
a quadri
rossi
mi chiederai
del perché
in certi punti
smetto di camminare
mi chiederai
"Che succede?"
e io sentirò le parole
risucchiate
come dall'interno
del desiderio
e mi servirà un attimo
per risponderti
infatti ti dirò:
"Scusa, mi serve un
attimo".
Pure questo imparerai:
io mi scuso sempre
è un fatto di grazia
nello stare al mondo.
Mi dirai:
"Occhei, fai pure".
Io rimetterò insieme
le cose
dietro agli occhi
e me le sistemerò
sulle spalle
e allora ti spiegherò.
E poi mi chiederai
delle lacrime
controvento
e io ti dirò:
è l'unico pianto
che mi riesce
di tollerare con
dignità
ché i maschietti
non piangono mai
e se ti hanno detto
il contrario
miacara
ti hanno rifilato una cazzata
-sonòra, se mi permetti.
Poi mi chiederai
che cosa ho fatto
tutto questo tempo
e io non troverò
di meglio che
annusarti il collo
e dirti:
"Scusami, sai,
io faccio delle cose
ogni tanto
che non capisco
'manco io bene
perché
ma mi sembrano utili
ai fini -diciamo-
di una specie
di compensazione
tipo sott'acqua
ché mi pare
di dover decomprimere
altrimenti
mi gioco i polmoni
mi gioco.
E poi mi chiederai
un sacco di cose
e alla fine
stremata
-giustamente-
dalla mia
logorroica
maniacale
riservatezza
ti farai una risata
che sarà
come tu stessi unendo
i quadretti
rossi
del vestito
rosso
con la bic
e mi dirai:
"Senti, sei strano
ma proprio un sacco"
e io
"Eh."
"Ma c'è una cosa
che non capisco
-mi dirai-
perché sei qui?"
Eh.
Ti dirò.
Hai presente quando
torni tardi
e sei a dieci, nove
otto, sette...
vabè, insomma:
stai per arrivare
al cancello
magari c'hai già
le chiavi in mano
e tutto quello che
vuoi
è tornare
a casa.
Tornare per poi
uscire,
ma dopo
con calma.
"Eh."
mi dirai.
Per questo
sono qui.
Ti dirò.
Per quello,
credo.
Poi
Ti dirò.
Magari un po' meglio
di così
ti dirò.
Wednesday, July 08, 2009
Subliminale
Tutta quella storia
dei messaggi subliminali
io l'ho capita
a metà.
Mica la devi capire
del tutto
-mi si obietterà-
altrimenti
non sarebbe
subliminale.
Effettivamente.
E' una questione di
non poter troppo
bene scegliere cosa
recepire.
O quando.
Fino a un certo punto.
Io lo dico spesso
"Fino a un certo punto".
Non è che la butto
sul vago
è proprio che
mi devo mettere
in difficoltà
altrimenti è
-spesso-
troppo facile.
"Tu la fai facile"
"Sì ma
fino a un certo punto".
Dovessi trovare
un modo per spiegare
direi di quando
mettevo il mio Sanyo
davanti alla tivù
per registrare
le canzoncine da
Videomiusic.
Una volta
lei mi aveva chiesto
"Save a prayer"
e io
avevo aspettato
un pomeriggio
intero
per beccarla
pronto
Rec+Play
in pausa
tolgo la pausa
quando vedo Andy Taylor
finisce il pezzo
e poi riascolto
e dentro
ci sono delle altre voci
arrivate chissà
da dove
una continua a ripetere
"Non avevo capito
non avevo capito
non avevo capito"
l'altra sta in silenzio
(lo capisco perché
si sente "Save a prayer"
nelle pause)
Poi interrompe
Save it 'til the morning after..
e dice
"Non me lo hai chiesto"
Che c'entra subliminale?
C'entra perché
io te l'ho chiesto dopo
come m'avessero
spinto un bottone
nel retrocervello
e non ho capito.
Non subito,
almeno.
Effettivamente
'sta cosa del
subliminale
funziona.
dei messaggi subliminali
io l'ho capita
a metà.
Mica la devi capire
del tutto
-mi si obietterà-
altrimenti
non sarebbe
subliminale.
Effettivamente.
E' una questione di
non poter troppo
bene scegliere cosa
recepire.
O quando.
Fino a un certo punto.
Io lo dico spesso
"Fino a un certo punto".
Non è che la butto
sul vago
è proprio che
mi devo mettere
in difficoltà
altrimenti è
-spesso-
troppo facile.
"Tu la fai facile"
"Sì ma
fino a un certo punto".
Dovessi trovare
un modo per spiegare
direi di quando
mettevo il mio Sanyo
davanti alla tivù
per registrare
le canzoncine da
Videomiusic.
Una volta
lei mi aveva chiesto
"Save a prayer"
e io
avevo aspettato
un pomeriggio
intero
per beccarla
pronto
Rec+Play
in pausa
tolgo la pausa
quando vedo Andy Taylor
finisce il pezzo
e poi riascolto
e dentro
ci sono delle altre voci
arrivate chissà
da dove
una continua a ripetere
"Non avevo capito
non avevo capito
non avevo capito"
l'altra sta in silenzio
(lo capisco perché
si sente "Save a prayer"
nelle pause)
Poi interrompe
Save it 'til the morning after..
e dice
"Non me lo hai chiesto"
Che c'entra subliminale?
C'entra perché
io te l'ho chiesto dopo
come m'avessero
spinto un bottone
nel retrocervello
e non ho capito.
Non subito,
almeno.
Effettivamente
'sta cosa del
subliminale
funziona.
Thursday, July 02, 2009
Quello che sparecchia le bufere
Gira che
ti rigira
si finisce al porto
con le ondine
a riva che fanno
a pingpong
contro il chiacchiericcio
della sera ancora
borbottante
usano il muro
della Fortezza
come campo
le parole con l'effetto
le respinte col risciacquo.
E noi
gira che ti rigira
si finisce lì
in mezzo
sconocchiati
su delle sèggiole
che sgàmbano peggio
delle vecchie signore
ma ci tengono
ché siam uomini
leggeri
noi:
siam uomini forti
e leggeri.
C'è un birrino
che ristagna
a bordotavolo
una cicca
che risplende
"qualcuno s'è baciato
prima di alzarsi"
- dice convinto
Frusto
ché di queste cose
ne capisce.
Lui
fa il tappezziere
e sui foderi
delle poltrone
e dei divani
"sapeste quanto si legge,
sapeste" -dice Frusto.
Noi annuiamo
come un sol uomo
una coreografia
di annuimenti
meglio che il video
dei Daft Punk.
Ci sono i ragazzi
che portano i vassoi
ai tavoli
una s'avvicina
"Che prendete?"
ci fa.
Io vorrei dire
"Quell'angolino di mare
liggiù, quello
prendo.
Senza neanche il
limone.
Si può?"
Non si può
lo so da me
allora dico: "Beh, c'è mica del
chinotto?"
"Certo che c'è"
Fa un po' il paio
col colore del mare
a quest'ora
lo piglio per questo.
E credo di pensarlo
e invece glielo dico
a voce alta ma non troppo
ché a me mica mi piace
di urlare.
E allora gli altri
ridono
e rido un po' pur'io.
E ride pure lei
(tiè!)
e tutti poi s'acquietano
perché, insomma,
il momento è solenne.
S'arrossa, lei.
Finisce il giro delle
ordinazioni
e riparte lisciandosi
il grembiule
con una mano
(con l'altra tiene il
vassoietto e non può).
Nessuno dà di gomito
mi sanno:
son riservato.
Piuttosto qualcuno
intona un verso
che fa:
"e nella strada con la bocca piena
mentre ti penso ancora
come alla marmellata"*
e a me mi si
scioglie tutto dietro agli occhi
un catafascio
di bauli
e ciminiere che
spruzzano acqua
fino a riva
fin sotto al tavolo.
Intanto
per fortuna
subentra un risolino
"Per chi era il chinotto?"
E Frusto:
"E' per quel fesso lì:
quello che sparecchia le bufere"
E si ride.
Ancora.
* da "La marmellata" di Roberto 'Bobo' Rondelli
[A lei, alla poesia e a Livorno]
ti rigira
si finisce al porto
con le ondine
a riva che fanno
a pingpong
contro il chiacchiericcio
della sera ancora
borbottante
usano il muro
della Fortezza
come campo
le parole con l'effetto
le respinte col risciacquo.
E noi
gira che ti rigira
si finisce lì
in mezzo
sconocchiati
su delle sèggiole
che sgàmbano peggio
delle vecchie signore
ma ci tengono
ché siam uomini
leggeri
noi:
siam uomini forti
e leggeri.
C'è un birrino
che ristagna
a bordotavolo
una cicca
che risplende
"qualcuno s'è baciato
prima di alzarsi"
- dice convinto
Frusto
ché di queste cose
ne capisce.
Lui
fa il tappezziere
e sui foderi
delle poltrone
e dei divani
"sapeste quanto si legge,
sapeste" -dice Frusto.
Noi annuiamo
come un sol uomo
una coreografia
di annuimenti
meglio che il video
dei Daft Punk.
Ci sono i ragazzi
che portano i vassoi
ai tavoli
una s'avvicina
"Che prendete?"
ci fa.
Io vorrei dire
"Quell'angolino di mare
liggiù, quello
prendo.
Senza neanche il
limone.
Si può?"
Non si può
lo so da me
allora dico: "Beh, c'è mica del
chinotto?"
"Certo che c'è"
Fa un po' il paio
col colore del mare
a quest'ora
lo piglio per questo.
E credo di pensarlo
e invece glielo dico
a voce alta ma non troppo
ché a me mica mi piace
di urlare.
E allora gli altri
ridono
e rido un po' pur'io.
E ride pure lei
(tiè!)
e tutti poi s'acquietano
perché, insomma,
il momento è solenne.
S'arrossa, lei.
Finisce il giro delle
ordinazioni
e riparte lisciandosi
il grembiule
con una mano
(con l'altra tiene il
vassoietto e non può).
Nessuno dà di gomito
mi sanno:
son riservato.
Piuttosto qualcuno
intona un verso
che fa:
"e nella strada con la bocca piena
mentre ti penso ancora
come alla marmellata"*
e a me mi si
scioglie tutto dietro agli occhi
un catafascio
di bauli
e ciminiere che
spruzzano acqua
fino a riva
fin sotto al tavolo.
Intanto
per fortuna
subentra un risolino
"Per chi era il chinotto?"
E Frusto:
"E' per quel fesso lì:
quello che sparecchia le bufere"
E si ride.
Ancora.
* da "La marmellata" di Roberto 'Bobo' Rondelli
[A lei, alla poesia e a Livorno]
Monday, June 29, 2009
Filibustieri
Avanti
miei prodi
avanti
lancia in resta
barba crespa
uncini alla mano
avanti
ché ci son barche
da assaltare
notti da
sterminare
isole da battezzare.
Avanti, avanti.
Ci son mappe
da setacciare
budella da sforacchiare
pance piene come tasche
da svuotare.
Avanti miei prodi
avanti
per questo sciroppo
di salsedine
denso
e pesto.
Avanti tutta
scamiciate le vele
scontornate
le angosce
Avanti! Avanti!
Non c'è rotta che
tenga
non c'è.
Siamo esuli e
distanti
dalle case
che non abbiamo mai abitato
dagli spergiuri
che non abbiamo mai
proclamato.
Avanti
miei disgustosi
riottosi compagni
buoni d'animo
solo con la luna
covata nelle guance delle
donne tatuate
sui nostri migliori
sorrisi.
Avanti, avanti
siamo ispidi e gentili
come damerini di sabbia
e sale,
come bellimbusti
di garza e pane
macerati nel legno
asciugati al fumo
dei fuochi fatui
avanti miei scalcinati
compagni,
avanti
raminghi e contenti,
avanti ché c'è solo
da andare avanti
nel mare.
miei prodi
avanti
lancia in resta
barba crespa
uncini alla mano
avanti
ché ci son barche
da assaltare
notti da
sterminare
isole da battezzare.
Avanti, avanti.
Ci son mappe
da setacciare
budella da sforacchiare
pance piene come tasche
da svuotare.
Avanti miei prodi
avanti
per questo sciroppo
di salsedine
denso
e pesto.
Avanti tutta
scamiciate le vele
scontornate
le angosce
Avanti! Avanti!
Non c'è rotta che
tenga
non c'è.
Siamo esuli e
distanti
dalle case
che non abbiamo mai abitato
dagli spergiuri
che non abbiamo mai
proclamato.
Avanti
miei disgustosi
riottosi compagni
buoni d'animo
solo con la luna
covata nelle guance delle
donne tatuate
sui nostri migliori
sorrisi.
Avanti, avanti
siamo ispidi e gentili
come damerini di sabbia
e sale,
come bellimbusti
di garza e pane
macerati nel legno
asciugati al fumo
dei fuochi fatui
avanti miei scalcinati
compagni,
avanti
raminghi e contenti,
avanti ché c'è solo
da andare avanti
nel mare.
Monday, June 22, 2009
Piglio i cornetti
Notte notte
di cartapesta
notte di belle
speranze
inanellate
notte di promesse
sbriciolate
notte notte
di vattelapesca.
Notte notte
tu dormi e
dormo anch'io
e dormono tutti
e invece passerei
sotto tutte le
finestre
specialmente una
a tirar sassi piccini
contro i vetri
"Scendi!"
sussurrerei forte
"Ma lo sai che ore sono?"
"No,
non ci faccio più caso"
"E' tardi"
"Lo sospettavo"
Allora me ne andrei
coi gatti
insonni
a passeggiare
tutti insieme
raccontarci delle storie
farsi venire
il torcicollo
a furia di
contare stelle
(nel campo visivo
dell'occhio umano
ce ne stanno circa
cinquemila, ho letto.
In quello dei gatti
non so.)
cose così
che si fanno la notte
quando è troppo tardi
quando è troppo tardi
in generale;
allora mi squillerebbe
il cellulare
ché io non lo spengo
mai
ché c'ho sempre
il terrore
che succede qualcosa
e io non sono
raggiungibile
(eroe di 'stocazzo)
e insomma
squillerebbe
e lei direbbe:
visto che sei
in giro
ed è quasi l'alba
ti va un caffé?
Piglio i cornetti
direi.
Piglio i cornetti
ché io i bar insonni
li fiuto peggio
dei guai
piglio i cornetti
le direi
e sono da te.
di cartapesta
notte di belle
speranze
inanellate
notte di promesse
sbriciolate
notte notte
di vattelapesca.
Notte notte
tu dormi e
dormo anch'io
e dormono tutti
e invece passerei
sotto tutte le
finestre
specialmente una
a tirar sassi piccini
contro i vetri
"Scendi!"
sussurrerei forte
"Ma lo sai che ore sono?"
"No,
non ci faccio più caso"
"E' tardi"
"Lo sospettavo"
Allora me ne andrei
coi gatti
insonni
a passeggiare
tutti insieme
raccontarci delle storie
farsi venire
il torcicollo
a furia di
contare stelle
(nel campo visivo
dell'occhio umano
ce ne stanno circa
cinquemila, ho letto.
In quello dei gatti
non so.)
cose così
che si fanno la notte
quando è troppo tardi
quando è troppo tardi
in generale;
allora mi squillerebbe
il cellulare
ché io non lo spengo
mai
ché c'ho sempre
il terrore
che succede qualcosa
e io non sono
raggiungibile
(eroe di 'stocazzo)
e insomma
squillerebbe
e lei direbbe:
visto che sei
in giro
ed è quasi l'alba
ti va un caffé?
Piglio i cornetti
direi.
Piglio i cornetti
ché io i bar insonni
li fiuto peggio
dei guai
piglio i cornetti
le direi
e sono da te.
Sunday, June 21, 2009
Così
Scalcio e riscalcio
e alle setteventisette
mi trovo le lenzuola
arrotolate
a caramella
tra i polpacci
Scalcio e ti ricaccio
eppure mi sbaglio
e annaspo
mi aggrappo al cuscino
passasse qualcuno
farei il morto a galla
ci fosse il guardiano
del faro
mi inviterei a cena:
ché è meglio spazzare
la luce sull'acqua
che fare il relitto
natante in balia.
E tutto il passato
che cosa mai dice
di quello che abbiamo?
Cazzate, scerì
bugie da osteria
sapori sciapiti
e tagli di carta
su mani asciugate
sempre più lunghe
sempre più
- niente,
magari non lo scrivo
ché è meglio così.
e alle setteventisette
mi trovo le lenzuola
arrotolate
a caramella
tra i polpacci
Scalcio e ti ricaccio
eppure mi sbaglio
e annaspo
mi aggrappo al cuscino
passasse qualcuno
farei il morto a galla
ci fosse il guardiano
del faro
mi inviterei a cena:
ché è meglio spazzare
la luce sull'acqua
che fare il relitto
natante in balia.
E tutto il passato
che cosa mai dice
di quello che abbiamo?
Cazzate, scerì
bugie da osteria
sapori sciapiti
e tagli di carta
su mani asciugate
sempre più lunghe
sempre più
- niente,
magari non lo scrivo
ché è meglio così.
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