Saturday, February 11, 2012

Undesirable Alien

Estraterrestre,
fa'mo a capisse:
non è più tempo di discussioni
affacciati all'abbaino
col cosmo vicino.
Tu che fai dei calcoli complicati
e ti commuovi
perché ti manca casa
e ti chiedi se torneranno a prenderti
se
si ricordano ancora di te.
Io che
penso agli anni luce trascorsi
davanti al cancello di scuola
e sorrido e ti dico: che vuoi che siano
un paio di galassie di distanza
che vuoi che siano
in confronto a una madre che non arriva mai
a un amore che non perdonerai.
Stai sereno, estraterrestre,
non è più tempo di discussioni
di sentirsi alieni
- va be', te sei autorizzato -
stai sereno, ché ora scendono
ci salutiamo con quel gesto che mi hai insegnato
riparti e chi s'è visto s'è visto
però
estraterrestre, fa'mo a capisse
non vi azzardate, te o i tuoi amici
ché lo so che 'ste cose le fate
non vi azzardate
a portarmela via
estraterrestre,
va bene l'abbaino, il cosmo,
le barzellette sugli anelli di Saturno
va bene tutto
ma
te e gli amici tuoi
me la lasciate qui:
niente rapimenti
fasci di luce
esperimenti
niente amnesie
niente 'poi te la riportiamo'
no, niente di niente.
Lei la lasciate qui
con me
altrimenti due ceffoni
te li do subito
e due
quando arrivano
gli amici tuoi
a portarti via.
Estraterrestre, siamo intesi
non scherzo: uomo avvisato...
va be', mi hai capito.

* il titolo viene da qui

Thursday, February 02, 2012

L'Agente segreto


Sono in missione
per conto di un tale
non posso - mi capite -
rivelarne il nome.
Fatemi delle domande
al limite
e io rispondo: 'sì', 'no',
'eh, tipo'.
Sono in missione
già in viaggio
mi sposto con mezzi di fortuna
dormo dove capita
dovunque ci sia
una porta da chiudersi
alle spalle
uno specchio
per controllarmi
i denti che azzannano
l'aria
e il gusto distante
di lei.
Sono in missione
e quando vanno
in missione
gli uomini son soli
perché niente li distragga
dal non lasciare tracce
e non ne lascio io
sono professionale
cancello meticoloso impronte
dove passo
io, neanche saprei tornarci
dove passo io
non cresce neanche un saluto
neanche uno sguardo incrociato
per sbaglio.
Diresti che sono solo,
perfino derelitto
invece sono in missione
per conto sempre
di quel tale
di cui non posso - mi capite -
rivelare il nome.
Non fatemi delle domande
ché tanto le risposte
sono aria che mastico
con un'espressione distante
un gusto assente.

Tuesday, January 24, 2012

Accadueò

Ci ho
i laghi dietro agli occhi
delle volte
ci ho.
Un secchio pieno d'acqua
che sciaborda nel petto
ci ho.
Pure delle volte ci ho
il mare nel cassetto e
le mille bolle blu
quando proprio affogo
(è raro, però).
Piscine nelle scarpe
quando rovescia il cielo.
Le pozze smarginate
se perdo le occasioni
dai palmi delle mani.
Le strade
a forma di acquedotti
se dopo mi allontano
e vasche con i pesci
se immergo i pugni in tasca.
Invece nelle vene
ruscelli canterini
di fonti in alta quota:
ci annaspa il mio respiro
se sento che sorridi
contenta che vuoi me.

Wednesday, January 18, 2012

Nel senso di come


Mi piace come mi cerchi
nel senso di come
mi trovi
e anche
di come fai
una linea rotonda
intorno a me
circonferenziale.
Mi piace come mi cogli
nel senso di come
mi sradichi e deponi
lungo il tuo corpo
e anche
di come mi capisci
per esempio
quando è il caso di metterti
tra me e le porte
che hai già per giunta
previamente inchiavato
(astuta)
Mi piace come mi avvicini
nel senso di come
accorci le distanze
tra te e l'interno
di ogni mio abito
dotato di bottoni
cerniere
oppure sollevabile
e anche
nel senso di come
ti fai avvicinare
e mi fai diventare
un posto da cui
non ti vuoi allontanare.
Mi piace come mi accorpi
nel senso di come
mi accorpi
poiché ci son parole strane
che a spiegarle
si fanno dei giri
noiosi angolari:
e questa è una di quelle
ma tu già lo sai
perfino un po' meglio di me.

Friday, January 13, 2012

A tessere il mare

A tessere il mare
ci vuol del tempo
del tempo e del talento
ci vuole di essere
Penelopi in attesa
tra un'onda e l'altra
fare e disfare:
dire, fare e disfare
lettera e testamento
imbottigliato
alla sorgente
dell'orizzonte ottico.
A tessere il mare
mica sono capace, io.
Ci vuole del tempo
un telaio enorme gigante
un arcolaio subacqueo
fare e disfare
onda dopo onda:
una pazienza assurda
e irragionevole, specie di fronte
al casino che combinano
i delfini o i pesci sega
per non parlare dei polipi giganti
fetenti adoratori casinisti
delle decorazioni
con le alghe all'uncinetto.
A tessere il mare
bisogna saperlo fare
più che altro familiarizzare
con il disfare
che è una cosa di correnti
calde, fredde; di salinità
di sciapità (non esiste, ma
ci siamo capiti)
di flussi e riflussi e deflussi lacrimali
(in mare si sa,
il pianto una mesta fine ha).
Volendo io allora
cocciuto cimentarmi
sereno tesso a riva
cardando i riflessi della risacca
e in capo a qualche mese
un maglione bellissimo avrò
color di sabbia rilucente lo farò.
Penelope, tranquilla:
poi te lo presterò.

Friday, December 30, 2011

Canto di Natale


Tu scendi
dalle stelle
niente da dire:
ingresso coreografico,
hai stile.
Sento gli angeli
che strombazzano
'manco fosse una finale
la coppacampioni dell'Armageddon
odo
cherubini che si svociano
tipo Robert Plant
in un live del '75
vedo renne volanti
che sbandano
satelliti che
riprogrammano
milioni di televisori e
telecomandi impazziti.
Tu scendi
dalle stelle e
sfrigolano i neon
tempeste magnetiche
tormentano i roaming
friggono impianti elettrici
come crocchette friggono
come patatine friggono
i gatti si vanno a nascondere
sotto cumuli di panni sporchi
i cani escono e latrano
al ritmo di "Guarda che luna"
(guarda che mare
di stelle fuse
mentre tu scendi
dalle medesime).
Più che scendere - in realtà -
scivoli
incedi fluida
o Regina del Cielo
di tutte le galassie sbriciolate.
Cazzo, che gnocca! - pensano gli extraterrestri
e anche alcuni abitanti
non meglio identificati
della provincia di Isernia.
Hanno ragione,
ragione da vendere
mentre tu scendi dalle stelle
e dissipi ombre
notti nere come la pece nera
scendi e scendi ancora
io ti guardo da questo spiazzo
di niente apatico che è la mia vita
nel quarto d'ora in cui
torno a casa
e parcheggio mentre
il contachilometri della macchina
compone equazioni di secondo grado io
esco in questo spiazzo di niente apatico
di periferia romana
e tu sei lì, che scendi
scendi dalle stelle
punti il dito e
luminosa, scegli me.

Friday, December 16, 2011

Flap, flap, sbonk!


Flap, flap, sbonk!
È questo il suono che fa
l'atroce ostinazione tua
che ascolto rifilarti
oppure nei racconti
di altri
- che poi chissà com'è
vengono a dirlo a me.

Flap, flap, sbonk!
Falena su lampadina
mosca su finestra
piccione su bordo di balcone
su un fiore finto, il calabrone.

Flap, flap, sbonk!
Lancetta dei minuti
sul cinquantanove
oscillante, incastrata
minestra rancida
che - insisti -
è più buona riscaldata.

Se un tempo io, cretino
ho fatto da rimbalzo
adesso dopo il battito
mi alzo e poi mi scanso
accomodati pure
cocciuta vanità.
Accomodati e scusami:
ci ho altro io da fare
una cosa
goduriosa
più in là.