Monday, November 19, 2007

In Fila Per Due




C'è sempre un momento -mi dico- ed è sempre stato possibile identificarlo. Scriverlo con scarsa approssimazione su un foglio: quattro cifre separate in coppie da due punti che lampeggiano su un display. Invece le cifre cambiano colore, cercate alla penombra di un piumone sistemato a igloo sotto il quale riavvicini il piacere come una convalescenza. C'è un momento preciso eppure io non so fermarlo. Scrivo storie di illusionisti che riscoprono la loro capacità di stupire imparando a sorprendersi loro nuovamente per primi e mi sfuggono le parole da tutte le parti, mi sforzo di tenerle unite come bambini in fila, elettrizzati dal suono della campanella e quelle -le parole- se ne vanno ovunque e io getto le braccia lungo il corpo e sorrido e dico a me stesso -mi dico: "Ma sì, andate", ché c'è un tempo per stare il fila per due e un tempo per scontrarsi come satelliti impazziti nel cortile all'ora della ricreazione.
C'è una gradazione di attimi in cui fisso una schiena che viene a sistemarsi su di me e lo fa come un'altra maniera di respirare e io penso a quando sta per nevicare, a quell'istante preciso in cui tutto è immobile, aspirato alla successione delle cose: inghiottito e immobile. A quando poi tutto riprende col primo fiocco, come uno schiocco di dita riavvia il caos rilassato che segue le foto di gruppo: ora possiamo di nuovo sparpagliarci nel bianco, ora che ci stiamo costruendo un presente e degli splendidi ricordi. Eppure anche quel momento si sfilaccia e non sono più così sicuro che sia possibile identificarlo. Riuscire a dire quando precisamente accade.
Localizzare è semplice quando ci sono pochi dettagli, quando si decide di circoscrivere l'area da cui parte il riflesso attraverso cui verremo individuati. Quando però si piazzano specchietti ovunque e ogni cromatura, ogni finestra sventagliata è un pretesto perché la luce rimbalzi, localizzare diventa impossibile: l'individuazione perde ogni senso di esistere. Intuisco piuttosto che mi stanno regalando un'occasione chiarissima per confondermi. Di più e meglio. Un'occasione che non prevede momenti: è tutta una questione di tempo.
E' allora che getto le braccia lungo il corpo e mi arrendo e non c'è resa più bella di quella in cui poi dico: "Ma sì, andate", ché c'è un tempo per restare fermi e uno per uscire in fila per due a scontrarsi e mischiarsi come caramelle in una tasca.

2 comments:

edi said...

sei proprio bravo, sai?

Intweetion said...

Grazie :)