Tuesday, March 23, 2010

Orvuar

Ti apro
la porta
che è tardi
mio sciocco
rancore.
Ti apro la porta
tu entra
vuoi mica
un caffè?
Non so, qualcosa di caldo?
C'è ancora
quell'umido
stronzo
la notte
e io
sono un tipo
ospitale.
Mio sciocco
rancore
ti siedi
affianco
e smotti
dei fogli impilati
ti siedi e
mi fissi
come se non
mi riconoscessi.
"Mio sciocco rancore
che vuoi?"
"Volevo sapere se torni."
Mi dici
in apnea.
"Mi tenti
mio sciocco rancore
mi tenti
lo sai che mi tenti."
"E allora perché
non ritorni?
Ragioni ne ho
sconfitte ne hai
fetenti abitudini
a iosa
non sai che dolore
mi dai."
"Mio sciocco rancore
non posso."
"Ma vuoi?"
"Non posso e non voglio
e poi
mio sciocco rancore
non provo ormai quasi
più nulla per te:
dovessi adeguarmi
a tue antiche
pretese
io proprio
rispondere
non ti saprei."
"Ma c'è ancora
qualcosa che senti
lo vedo, lo so
mi evochi piano
lisciando ferite
che
ancora ti portano a me."
"Mio sciocco rancore
è il tempo che passa
e i danni che io
ho seminato con te
scordare giammai
li potrò
ma
mio sciocco rancore
sei un gioco
che sbaglia
le regole
e a perdere così
io non ci sto."
"Ma forse potresti
tentare, rischiare..."
"Mio sciocco rancore
facciamo una cosa:
tu prendi la porta
di casa
in spalla i rammarichi
che trovi sull'uscio
poi quando più avanti
la incontri
salutala
e dille che ha vinto.
Mio sciocco rancore.
Dille che qui
non ti ritroverà.
E goditi almeno
il commosso sorriso
che avrà.

2 comments:

Chiara said...

:)

Intweetion said...

Appunto. Chissà.